Ospedale Grifoni: manca un vero progetto di fattibilità.

La lettura del progetto di fattibilità, su cui la Regione Lazio basa il provvedimento che avvia la gara per i lavori di ricostruzione dell’Ospedale, genera forti dubbi sul processo decisionale con cui si è arrivati alla scelta di ricostruire “dov’era e com’era”.

Queste sono le nostre osservazioni, che riguardano sia gli aspetti tecnici, lacunosi da molti punti di vista, che l’aspetto dei diritti dei cittadini a partecipare alle scelte che riguardano il loro futuro, e la cui volontà viene, di nuovo, ignorata.

 

Nota sul Procedimento Amministrativo in corso per la RICOSTRUZIONE DELL’OSPEDALE GRIFONI DI AMATRICE

Il Comitato Civico 3e36 di Amatrice e Accumoli, in questo ultimo anno, ha posto con forza l’attenzione sul tema molto sentito della ricostruzione dell’Ospedale Grifoni, distrutto a seguito degli eventi sismici succedutisi a partire dal 23 agosto 2016.

I numerosi incontri, convegni, dibattiti pubblici organizzati dal Comitato nel corso del 2018, hanno messo insieme esperti del settore sociosanitario e cittadini, fino a dare origine a un documento condiviso sul futuro dell’Ospedale Grifoni, validato e sostenuto dalla raccolta di 450 firme di cittadini residenti di Amatrice, che chiedono la realizzazione di una struttura ospedaliera a servizio di una “area vasta”, in un sito adeguato e facilmente accessibile: a servizio quindi anche dei Comuni limitrofi e in grado di crescere e divenire al contempo un volano di sviluppo per le aree interne già in via di spopolamento, e un reale riferimento per una popolazione caratterizzata dall’età avanzata di molti dei suoi residenti.

Le polemiche di questi giorni sulla ricostruzione dell’Ospedale Grifoni, più che altro di natura politica, non entrano nel tema sollevato da mesi dal Comitato 3e36, né tantomeno nelle questioni poste, già nella fase emergenziale del post-sisma, dalla popolazione del Cratere, che guarda con preoccupazione al suo futuro.

ASPETTI TECNICI: MANCA UN VERO STUDIO DI FATTIBILITÀ

Si parla di approfonditi studi affrontati dalla Regione Lazio per arrivare alla proposta di ricostruzione sul sito del vecchio Grifoni, sulla base della quale è stata avviata la gara per  progettazione definitiva — progettazione esecutiva — relazione geologica — piano sicurezza —direzione lavori, ma non si entra nel merito della Analisi delle Opzioni possibili individuate dalla Regione.

Lo studio di questa Analisi è invece assolutamente fondamentale per capire come, in realtà, non sia stato realmente sviluppato un progetto di fattibilità, che avrebbe dovuto indirizzare a opzioni concrete e realizzabili, e che includessero anche le richieste della popolazione di Amatrice, e dei sindaci e degli abitanti dei Comuni limitrofi.

La “ANALISI DELLE OPZIONI POSSIBILI” della Regione Lazio propone tre scenari:

  • OPZIONE 0: ASSENZA DI INTERVENTI
  • OPZIONE 1: RICOSTRUIRE L’OSPEDALE NEL SITO ORIGINARIO
  • OPZIONE 2: RICOSTRUIRE L’OSPEDALE IN ALTRO SITO, che deve essere individuato dalla Amministrazione Comunale di Amatrice, competente territorialmente.

OPZIONE 0 — ASSENZA DI INTERVENTI

Questa non può essere considerata una delle tre opzioni possibili per la ricostruzione del Grifoni, ma solo la necessaria premessa al “progetto di fattibilità”.

non è infatti ipotizzabile la non ricostruzione della struttura sanitaria, unica struttura presente nel territorio e “Presidio ospedaliero in zona particolarmente disagiata” (Decreto Balduzzi).

Non essendo quindi opzione 0 di fatto un’ipotesi possibile, in alternativa alla ricostruzione in adiacenza “al sito originario” lo studio della Regione ha esaminato una sola proposta di nuova localizzazione, quella del Comune di Amatrice, competente territorialmente, che ha individuato un’area in località Cornillo Vecchio.

ALTERNATIVA 2 — RICOSTRUIRE L’OSPEDALE IN ALTRO SITO

Viene analizzata la proposta del Comune di Amatrice per la realizzazione su un’area privata (da espropriare) sita in adiacenza alla Frazione di CORNILLO VECCHIO per la quale, nello studio della Regione Lazio, si rimarca subito che:

  • l’accessibilità non risulta essere di elevato grado in quanto ha solo una via di accesso, particolarmente delicata e non adatta alla tipologia dell’intervento previsto. In caso di eventi sismici non garantisce la sicurezza della raggiungibilità e quindi non può essere considerato luogo sicuro”.
  • L’area risulta inoltre vincolata in base al Piano Territoriale Paesistico Regionale, perché all’interno del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, in quanto in prossimità del Fiume Tronto, e inoltre classificata come “Paesaggio Naturale Agrario.”

Sempre nello studio si specifica, inoltre, che da un punto di vista urbanistico “la variante connessa alla realizzazione dell’intervento risulterebbe, in modalità ordinaria, non ammissibile”, e con unica possibilità di deroga alle norme di tutela paesaggistica, “previo parere preventivo e vincolante del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, in quanto opera pubblica di interesse regionale o di pubblico interesse”, la redazione di uno Studio di Inserimento Paesaggistico (SIP). 

L’alternativa 2 risulta pertanto una proposta di localizzazione che il Comune di Amatrice, che dovrebbe avere una conoscenza approfondita del suo territorio, non avrebbe dovuto neppure proporre in sede di studio.

Le Associazioni del territorio avevano raccolto, fin dal luglio 2017, numerose firme di cittadini del territorio perché venisse considerata dalle Amministrazioni la possibile collocazione del nuovo ospedale Grifoni sulla via Salaria o in un sito di facile accessibilità che consentisse un futuro potenziamento della struttura sanitaria al servizio delle comunità.

Ma evidentemente, in un’epoca storica in cui, sin dal 2002, la Partecipazione dei cittadini alle scelte di pianificazione del territorio è un diritto riconosciuto dalla Comunità Europea, in Italia la partecipazione è invece, ancora, eventualmente solo una gratificazione concessa a discrezione dalla politica. 

Nello studio sopra citato né la Regione Lazio, competente in materia sanitaria, né tantomeno il Comune di Amatrice, competente territorialmente, hanno dato ascolto alle “formali” richieste della popolazione inserendo nello studio l’opzione Salaria, richiesta dai cittadini e, in una lettera aperta dell’ottobre 2017, dai 9 sindaci dei Comuni territorialmente interessati.

Nello studio non sono state previste e analizzate opzioni di collocazione alternative credibili come REALI OPZIONI POSSIBILI, capaci cioè di dare allo studio una sua consistenza e credibilità. 

Lo studio evidenzia pertanto una inconsistenza sul piano tecnico, NON ESSENDO NEI FATTI STATO PREDISPOSTO UN REALE PIANO PER UNA SCELTA RAGIONATA DELLA FUTURA LOCALIZZAZIONE DEL NOSOCOMIO.

ALTERNATIVA 1 — RICOSTRUIRE L’OSPEDALE NEL SITO ORIGINARIO

Va anche analizzato lo studio effettuato per l’Opzione 1, che si caratterizza non come una delle opzioni possibili, ma come la scelta di fatto già compiuta in precedenza dalla Amministrazione. 

Appare addirittura ridicola la conclusione dell’analisi, in cui si legge testualmente che “la convenienza della ricostruzione nel sito originario, sicuramente appesantita dai notevoli vincoli derivanti dalla conformazione del lotto e dalla presenza di beni vincolati, è di fatto positiva in riferimento al beneficio che si potrà produrre rispetto alle misure di sostenibilità ambientale (contenimento energetico, tecnologie avanzate, bioarchitettura)”.

Come se le misure di sostenibilità ambientale non dovessero sempre essere criteri di base, al di là della scelta della localizzazione!

Sempre nello studio viene evidenziato che, essendo il lotto un piano fortemente inclinato e molto stretto, c’è la “necessità di prevedere anche opere di consolidamento dei versanti che circondano il lotto” e che sussistono “limitazioni delle soluzioni plani-volumetriche all’interno dell’isolato. 

Occorre qui ricordare, e lo si può vedere dal plastico della Amatrice del 1908, realizzato recentemente sulla base dello studio storico della città del prof. Alessandro Viscogliosi, che la localizzazione dell’Ospedale nel sito originario fu conseguente al riutilizzo dell’ex convento collocato sulla curva della strada che porta, attraverso il forte declivio esistente, al Corso di Amatrice. “L‘Ospedale Francesco Grifoni, come Ente morale autonomo, venne eretto ufficialmente nel 1926 in seguito a disposizione testamentaria del Comm. Francesco Grifoni di Santa Giusta di Amatrice, il quale lasciò una somma consistente affinché l’Ospedale Umberto I venisse ristrutturato e modernizzato. Nel 1928 la Congregazione di carità donava all’amministrazione dell’ospedale Grifoni l’edificio dell’Umberto I e il terreno annesso. L’ospedale venne inaugurato nel 1932“ (fonte: SIUSA, Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche).

Ciò implica una non corretta valutazione riportata nello studio della Regione Lazio, che configura la realizzazione del nuovo edificio, ubicato tra l’altro non nel sito originario ma a monte di quello esistente e demolito, come un “recupero di un edificio all’interno dell’area storica”. 

In realtà già gli ampliamenti succedutisi nel tempo, fino alla realizzazione del demolito ospedale Grifoni, necessitarono di sbancamenti del declivio, oggi ben visibili, che caratterizzano l’area. 

Sicuramente lo spostamento, previsto dal progetto di fattibilità della nuova volumetria, a monte rispetto al sito originario, renderà necessaria una ulteriore opera di sbancamento con nuova deformazione del versante con stravolgimento ambientale e paesaggistico e con perdita del carattere identitario del luogo. 

Il nuovo edificio, quindi, così come previsto nello studio, spostato a monte dalla sua posizione originale, viene erroneamente considerato come un “recupero all’interno dell’area storica” e dunque viene meno, in questa scelta di localizzazione, quello che viene considerato un “punto di forza”.

Nello studio della Regione Lazio, un ulteriore “punto di forza” riconosciuto alla sola Opzione 1 sarebbe l’utilizzo di risorse messe a disposizione dalla Repubblica Democratica Tedesca per la ricostruzione dell’ospedale di Amatrice.  

Sin dalla prima informazione sulla donazione della Repubblica Tedesca si è cominciato, da parte delle Istituzioni, a legare la donazione alla ricostruzione “nel sito originario”, e si è anche paventata la possibilità di perdere la donazione in caso di ricostruzione in luogo diverso. 

Il Comitato Civico 3e36, in occasione del primo Convegno organizzato a giugno 2018 a Amatrice sulla tematica della ricostruzione del Grifoni, ha chiarito questo punto come informazione non corretta, e finalmente, seppure solo recentemente, anche l’Amministrazione Comunale ha confermato che la Repubblica Tedesca non mette condizioni sulla localizzazione del nuovo ospedale.

Certamente tutti gli attori, Repubblica Tedesca, Amministrazioni e Cittadini auspicano che venga realizzata un’opera fondamentale per la rinascita del territorio, “condivisa” dalla popolazione del luogo, che la considera una delle reali opportunità per una rinascita proiettata nel futuro.

I DIRITTI: IGNORATA LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI

La voce del Comitato 3e36 sul tema Ospedale non ha carattere estemporaneo, ma sintetizza un lungo processo partecipativo, di studio e di ascolto.

Il Comitato, già nel novembre 2017, è stato coinvolto nel progetto Proposta di ricostruzione e sviluppo delle aree terremotate della Regione Lazio dei sindacati CGIL, CISL e UIL. Concetto base fondamentale, condiviso dal Comitato 3e36 e, come verificato, condiviso dalla popolazione del Cratere:

“La tremenda tragedia del terremoto deve impegnarci non solo a rivendicare la ricostruzione del tessuto sociale, urbanistico e produttivo precedente, ma deve contenere la spinta per ripensare al territorio come risorsa su cui investire, per un diverso modello di sviluppo che guarda alle aree interne, motore dello sviluppo dell’Italia”. 

È un forte richiamo al tema del sottosviluppo delle aree interne, per le quali si attende da decenni che vengano promosse politiche di sviluppo. 

“Si tratta, com’è ovvio, di mettere fine al processo di depauperamento dei servizi e anzi di invertire questa logica. Non si tratta naturalmente di avere tutti i servizi in ogni singolo paese, ma di avere scuole, presìdi sanitari, servizi postali ecc. accessibili senza estenuanti peregrinazioni. Si tratta di creare occupazione stabile utilizzando al meglio e incentivando, magari con apposite politiche fiscali, le risorse e le vocazioni del territorio: agricoltura, agroindustria, turismo sportivo, turismo ambientale e enogastronomico, turismo culturale.”

Specificatamente per intervenire sul sistema socio-sanitario, “occorre ripensare il modello sanitario e socio sanitario, ripartendo dalla necessità di garantire un adeguato polo di riferimento sanitario ad Amatrice”.

Come ricordato, a ottobre 2017 i Sindaci dei Comuni di Accumoli, Antrodoco, Borbona, Borgo Velino, Castel S. Angelo, Cittareale, Micigliano, Montereale, e Posta scrivono una Lettera aperta sull’Ospedale Grifoni in cui sollevano il tema della partecipazione degli abitanti del territorio:

“… ma ci siamo convinti che l’Ospedale e la sua collocazione siano temi che non possono essere trattati in maniera personalistica e/o individualistica: perché l’Ospedale è la struttura che si prende cura di tutti. In questi mesi abbiamo ascoltato tanti virtuosi ragionamenti circa l’anteposizione del “noi” rispetto all’”io”, nonché sulla grande solidarietà ricevuta da tutti gli italiani e sul generoso contributo della Germania per la ricostruzione dell’Ospedale. Ora è il momento di dimostrare che quella solidarietà segue un principio di condivisione e reciprocità: come Sindaci è nostro preciso dovere pensare alle istanze del territorio e ad una struttura come il Grifoni che, per definizione, è al servizio di una comunità, che comprende anche cittadini di tre regioni (Lazio, Abruzzo e Marche).”

“Il nostro obiettivo deve quindi essere una programmazione territoriale, che generi uno sviluppo armonico delle nostre zone. Quindi è chiaro che dobbiamo tutti impegnarci per ricostruire l’Ospedale Grifoni: in fretta ma con lungimiranza, valutandone al meglio i contenuti ed il posizionamento nel contesto territoriale. E’ dunque opportuno riflettere attentamente sull’opportunità di posizionare la nuova struttura ospedaliera lungo la Strada Statale 4 Salaria, nella zona di Torrita, Comune di Amatrice: la raggiungibilità dell’Ospedale nei casi di urgenza, potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte delle persone; tra l’altro si avvicinerebbe l’ospedale a tutte le arterie stradali del territorio”.

Anche la popolazione del cratere, già nel luglio 2017, aveva raccolto 1620 firme con una petizione che chiedeva una facile accessibilità alla nuova struttura ospedaliera proponendone la collocazione sulla Via Salaria (firme consegnate ufficialmente al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti). 

Nonostante i pregressi, nelle polemiche di questi giorni si minaccia che un ragionamento più corretto sul presente, ma anche sul possibile sviluppo futuro, dell’Ospedale Grifoni, e una più ragionata e corretta scelta sulla sua collocazione, sollecitata dai cittadini, porterebbero inevitabilmente a enormi ritardi e addirittura alla mancata realizzazione. 

Oggi riteniamo invece che si possano ancora utilizzare correttamente i fondi disponibili (quelli messi a disposizione dal Governo italiano e dalla donazione della Repubblica Tedesca) costruendo l’Ospedale in un’area più adeguata, sia come accessibilità che per le caratteristiche del lotto, tenendo presente anche la possibilità futura di uno sviluppo della struttura socio-sanitaria, connesso alle necessità del territorio di cui si deve anche ipotizzare, finalmente, un rilancio e sviluppo. 

La scelta della delocalizzazione imporrà minori lavori sulla viabilità, sull’area di intervento “non appesantita dai notevoli vincoli derivanti dalla conformazione del lotto”, e la collocazione dell’edificio (già ipotizzato nella fattibilità) potrà essere non solo facilitata e avere minori costi di realizzazione, ma anche mantenere la possibilità che possa essere integrata, oggi o in futuro, con attività sanitarie collaterali di cui si dovesse nel tempo presentare la necessità di realizzazione.

La PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI ALLE SCELTE CHE RIGUARDANO LA LORO VITA E QUELLA DEL LORO TERRITORIO è un diritto. ascoltarne le richieste È un dovere da parte della classe politica e delle amministrazioni competenti.

La Partecipazione ha tre concetti fondamentali che oggi vanno fortemente ribaditi: 

  • ASCOLTARE
  • COMPRENDERE 
  • INTERPRETARE

Il Comitato Civico 3e36 insiste perché una reale partecipazione democratica degli gli abitanti del territorio del cratere sia garantita e SIA aperto un tavolo finalizzato alla costruzione di un sano e migliore futuro del loro territorio, del quale l’ospedale Grifoni è uno dei capisaldi.

 

Materiale scaricabile:
Studio di fattibilità della Regione Lazio: Parte 1,  Parte 2 

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